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Recensendo [cd]: "Sorapis" di Franco D'Andrea
Scritto da Marco Scolesi   
giovedý 03 marzo 2011
Il maestro Franco D'Andrea, tra i musicisti jazz italiani più stimati e apprezzati nel mondo, quest'anno festeggia 70 anni. Per festeggiare si è fatto un doppio regalo (il primo era già arrivato dall'Academie du Jazz de France che lo ha eletto musicista europeo del 2010). Un tour celebrativo, con ospiti di primo piano come Dave Douglas e Han Bennink, e un nuovo cd dal titolo "Sorapis", uscito per l'etichetta El Gallo Rojo Records, in questo momento una delle più interessanti e prolifiche realtà del panorama discografico italiano. Nel nuovo lavoro il pianista di Merano, tra tradizione e contemporaneità, si fa accompagnare da Andrea Ayassot ai sassofoni, Aldo Mella al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria, cioè il New Quartet in piedi ormai da 15 anni. Va detto subito che il disco è decisamente riuscito, dentro c'è tutta l'estetica della musica di D'Andrea, in bilico tra sogno e realtà. Il titolo prende spunto da una composizione del Modern Art Trio mai incisa. Fu utilizzata per un piano solo, registrato per la Red Records a inizio anni '80. Qui è ripresa, come altri brani di quel periodo, con una veste completamente diversa. La differenza tra questo disco e gli altri del quartetto è che è stato registrato in studio, mentre i precedenti erano dal vivo. L'idea iniziale era quella di fare un disco a colori, con timbriche varianti. Solo in un secondo tempo D'Andrea avrebbe voluto aggiungere delle sovrapposizioni: un piano elettrico, Mauro Ottolini e Daniele D'Agaro. Alla fine ha rinunciato. L'approccio è stato alla Miles Davis: "Sono arrivato in studio cominciando a suonare cose e facevo registrare tutto". Ci sono anche brani nuovi e improvvisazioni collettive. Il materiale di oltre 2 ore e 30 minuti, grezzo e ancora da trattare (praticamente un live in studio senza scaletta), è poi diventato un disco di 56 minuti che ha subito solo tagli e quindi non sovraincisioni. Alla fine i "buchi" da riempire sono rimasti "vuoti". E' il suono del silenzio. In sostanza un gran bel disco, vario e misterioso, in cui confluiscono le quattro anime del quartetto. Ormai D'Andrea è una garanzia, un musicista libero che registra pochi dischi, ragionati, belli e preziosi. Realizza l'essenziale ed un è notevole pregio. Anche in questo caso è riuscito nell'intento.
 
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