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Sanremo: a "Uno Jazz & Blues" i giganti Mc Laughlin e Ron Carter. Impressioni e foto dei due live
Scritto da Adriano Ghirardo   
venerd́ 29 luglio 2022
SANREMO - Sulla trasformazione di "Uno Jazz & Blues" da rassegna settimanale a contenitore della lunga stagione estiva (dal 15 luglio al 3 settembre) abbiamo già scritto diffusamente in un altro articolo. Le due serate iniziali hanno testimoniato, se ce ne fosse bisogno, l'estrema varietà musicale compresa nella parola “jazz”.

JOHN MC LAUGHLIN 4TH DIMENSION

Venerdì 15 luglio il palco di Pian di Nave a Sanremo ha accolto un gigante del jazz-rock, il chitarrista britannico John Mc Laughlin alla guida del progetto 4th Dimension formato dal poliedrico Gary Husband alle tastiere, dalla pianista e cantante cubana (di stanza in Costa Azzurra) Janysett Mc Pherson, dal virtuoso del basso elettrico Etienne Mbappé e da Nicolas Viccaro alla batteria. Se Mc Laughlin fosse un chitarrista blues si potrebbe pensare ad un rinverdirsi della leggenda di patti col diavolo per mantenere intatte abilità tecniche e prestanza fisica. Perché, ad ottant'anni da poco compiuti, resta un musicista in grado di reggere il palco e muoversi con naturalezza guidando i compagni di viaggio in un itinerario che unisce jazz, rock e musica etnica. Il repertorio spazia da “The creator has a master plan”, estatica pagina fine anni 60 di Pharoah Sanders, a sfide musicali all'ultima nota memori della lezione della Mahavishnu Orchestra, in cui il leader lascia il giusto spazio ai suoi collaboratori. Gary Husband, già batterista privo di barriere di genere avendo collaborato con Allan Holdsworth e Level 42, si ritaglia una battaglia a due con Viccaro contribuendo ad aumentare la temperatura ritmica del gruppo.

RON CARTER FOURSIGHT

Atmosfera completamente diversa quella regalata dal Foursight di Ron Carter. Inutile dilungarsi nella presentazione di una assoluta leggenda del jazz in grado di passare dal violoncello degli esordi al contrabbasso e che ha contribuito a scrivere pagine indelebili della storia musicale novecentesca. L'aspetto di un vero lord, il passo incerto aiutato dal bastone e poi una lezione di classe ed understatement che ha commosso la parte più tradizionale del pubblico sanremese. Questo progetto, completato da Renée Rosnes al piano, Jimmy Greene al sax e Payton Crossley alla batteria (assente per malattia nella data sanremese) è garanzia di qualità e interplay grazie alla sensibilità dei musicisti interessati ed alla lunga e regolare frequentazione. Un medley di un’ora in cui si è ripassata la storia del jazz tra standards, bossanova e composizioni davisiane (una “Seven steps to heaven” che non dimostra i suoi sessant’anni) prima di arrivare ad una versione infarcita di citazioni di “You’re my sunshine” per solo contrabbasso e “My funny Valentine” in duo con la Rosnes. Un concerto mainstream che, seppur non riservando particolari sorprese né innovazioni stilistiche, riconcilia l’animo rispetto a certo jazz contemporaneo che parla più al cervello che al cuore.

Ora, in attesa delle esibizioni di Danilo Rea, Matteo Mancuso, Sarah Jane Morris e Alex Britti con Flavio Boltro, possiamo rassicurarci sulla qualità della programmazione messa in piedi dal Comune di Sanremo sotto la direzione artistica di Mara De Scalzi e la produzione della Dem’Art Società Cooperativa.

(13 fotografie di Umberto Germinale della Phocus Agency alle pagine 133 e 134 della Galleria immagini)
 
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