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Addio Sandro Bajini, per il Mellophonium.it curò una rubrica musicale su opera e classica
Scritto da Marco Scolesi   
sabato 23 luglio 2022
Cosa mi legava a Sandro Bajini? Tante cose, certamente una sincera amicizia e la stessa visione della vita, di cui più volte abbiamo parlato associandola alle teorie del filosofo Emil Cioran. "I tuoi testi per me sono veri punti di riferimento - ebbi a dirgli -. Leggendoli sento delle forti affinità con il tuo mondo. La nostra fraternità nasce anche da una condivisione di pensieri. Mi ritrovo nelle tue intuizioni, nei tuoi paradossi, nelle tue provocazioni, nella tua passione per il teatro e per la musica, nelle tue analisi puntuali sulla società e sulla politica, nel tuo pessimismo della ragione, alla Cioran". Però una volta Sandro mi disse: "Tu mi ricordi me stesso da giovane", quasi a voler prendere le distanze da un atteggiamento troppo nichilista. Lui, infatti, nel corso degli anni aveva fatto sua una certa leggerezza filosofica che lo aiutava a prendere meglio le asprezze della vita. Tutti dovrebbero ambire a questo stato d'animo, ma non ci si arriva per caso, la leggerezza filosofica è una conquista preziosa e Sandro lo sapeva bene. Lo sapeva talmente bene da non prendersi mai troppo sul serio.

Da Sandro ho imparato tanto: le sue analisi erano sempre ricche di spunti di riflessione, di intuizioni, di trovate geniali, di sarcasmo, di ironico cinismo. Ora che Sandro non c'è più e se n'è andato in "un altrove imprecisato", oltre a ringraziarlo, cercherò, "nei limiti concessi dalle circostanze", di camminare nel solco che ha tracciato. La dolorosa notizia della sua morte, sulla quale spesso ironizzava, forse per tenere a bada la paura, mi è arrivata martedì 19 luglio dal comune amico Marco Innocenti: "Purtroppo è mancato il Sandro Bajini".

Tantissimi i ricordi personali, poiché Sandro mi rese complice dei suoi ragionamenti e delle sue argute invettive. Mi fece leggere diversi suoi testi inediti o in anteprima quelli che stava per pubblicare, scrisse la prefazione, nonostante fosse soltanto on-line e per pochi appassionati, alla mia prima raccolta di poesie "maudit" dal titolo "Decalitro", accettò, anche se si fece un po' pregare, di scrivere una rubrica musicale per il Mellophonium.it che insieme decidemmo di chiamare - lui non era troppo d'accordo per evitare "il culto della personalità" - "Il suono del Bajini", nella quale Sandro si è divertito, "una tantum e non a cadenza mensile", ad illustrare composizioni operistiche o classiche.

Ho avuto la fortuna e il privilegio di frequentare Sandro in diverse occasioni, prima come giornalista appassionato delle sue opere durante le presentazioni dei suoi libri (la prima credo al Museo Civico di Palazzo Borea D'Olmo a Sanremo) e poi come amico, con un fitto rapporto epistolare via e-mail (uno scambio intenso iniziato nell'aprile 2014, in totale oltre 200 messaggi). Gli ultimi contatti con Sandro li ho avuti a metà del 2018, poi iniziò a non rispondere più alle mie e-mail. Non compresi il perché e ci rimasi male, poi pensai: "Un altro colpo di genio del Bajini". Dopo un po' di tempo, preoccupato, chiesi sue notizie a Marco Innocenti, che con Sandro aveva un rapporto speciale e privilegiato: mi spiegò che le sue condizioni psico-fisiche erano in peggioramento a causa dell'età. "Mi ha riferito la figlia che si stanca facilmente, non esce più di casa e riesce solo a fare un po' di parole crociate", mi disse. E così, con grande dispiacere e dopo alcune e-mail senza risposta, non lo cercai più. Ma ci ho pensato spesso al Bajini che piano piano stava andando via: Sandro era uscito di scena con discrezione, senza dare ovvie spiegazioni. Insomma, nel suo stile, lontano da ogni retorica.

L'OPERA E IL LASCITO CULTURALE

Sandro Bajini viveva a Milano (da giovane fece parte del gruppo di intellettuali del Bar Jamaica) ma era nato a Sannazzaro de' Burgondi in provincia di Pavia il 28 novembre 1928. Frequentava regolarmente il Ponente Ligure, soprattutto Sanremo, nella sua casa in via Tivoli alla Foce, con cui sentiva un forte legame. Una volta mi scrisse: "Nella tua biblioteca mi hai messo negli autori liguri? Hai fatto benissimo".

Al di là dei ricordi personali Sandro Bajini è stato un drammaturgo, traduttore e scrittore molto importante del 900 italiano, anche se di nicchia. Si era laureato in Medicina ma preferì dedicarsi alla critica e al teatro. Ha tradotto Molière, Marivaux, Feydeau, Ionesco. Su Gesto 4 ha firmato il "Manifesto dell'arte interplanetaria" con Farfa, Baj, Balestrini, Porta (che si firmava ancora Paolazzi), Anceschi, Del Pezzo, Persico e altri. È stato autore di testi satirici per il teatro ("Come siam bravi quaggiù", con Vittorio Franceschi, 1960, "Il Capitale morale", 1961), talvolta metaforici e amaramente ironici ("Dinner", con Gina Lagorio, 1983), ma spaziò attraverso molte attività, dalla saggistica erudita agli interventi polemici (nel periodo 1980-1981 Sandro Bajini tenne sul quotidiano Il Giorno di Milano la rubrica "Il mondo a rovescio" che venne bruscamente interrotta (probabilmente perché i contenuti e il tono non erano graditi alla direzione del giornale), dalla poesia alla narrativa, dalle invenzioni grafiche agli spettacoli di marionette per Gianni Colla ("La regina della neve", con scene e costumi di Luigi Veronesi, 1988-1989). Giocati sul paradossale, sul satirico, sull'umorismo nero, i testi di Sandro Bajini sono costruiti attraverso aforismi, trovate, jeux de mots. Talvolta hanno la forma di veri e propri sketch. Sperimentò, infatti, diversi suoi testi al Nebbia Club, il primo teatro cabaret italiano - "Il Capitale morale", "Roma anno I", "Meditazione n° 1", "La luce rossa", "La maestra malata" - che fecero scalpore.

Ma in tutta la sua opera è presente un tono inquieto, che fa pensare che forse in Bajini nessun gioco è mai fine a se stesso. Ed era così, anche nelle semplici conversazioni: per questo Sandro era un amico prezioso, insostituibile, uno che ti portava sempre via dalla banalità, dai luoghi comuni. E in questi tempi così "conformisti" non è poco. "È la lontananza che fa lo stupore. E a tal proposito vi dico subito che lo stupore sul mio pianeta esiste in misura molto limitata, e così dicasi di un suo derivato, la meraviglia. Noi siamo ricchi di materie prime, come l'elio, il bicarbonato, il seltz, gli idrati di carbonio, il pritanio (un minerale che esiste solo da noi), i biscotti, il tetracloruro di berillio, i tovaglioli, ma manchiamo di stupore. Sì, ce n'è un po' qua e là, nel suolo e nel sottosuolo, ma del tutto insufficiente al fabbisogno, che è piuttosto elevato, poiché la gente è stufa di non stupirsi più di niente". Anche questa è stata la "lezione" di Sandro Bajini, che senza dubbio - e non so se mi perdonerà - non avrebbe desiderato essere ricordato come un "maestro".

"IL SUONO DEL BAJINI"

Per il Mellophonium.it Sandro accettò di scrivere la rubrica musicale "Il suono del Bajini". Il primo contributo è stato pubblicato a gennaio 2016, l'ultimo ad aprile 2018. In totale 16 contributi. Si possono cercare, compresa una lunga intervista sulla musica del marzo 2015, nello spazio "Cerca" che si trova nella home page del sito www.mellophonium.it.

BIBLIOGRAFIA PARZIALE (LEGATA AL PONENTE LIGURE)

Poesia
"Irina avrà le sedie", con illustrazioni di Mariella Rolfo (Managò Editore, Bordighera 1993)
"Chiacchieratine con Ernestino", introduzione di Marco Innocenti (La Regina Saracena, Sanremo 2004)
"Ipogrammi", introduzione di Marco Innocenti (Casabianca Editore, Sanremo 2011)
"Libera uscita, epigrammi e altro" (Lo Studiolo Edizioni, Sanremo 2015)
"Andare alla ventura. Tentativo di dire qualcosa in versi" (Lo Studiolo Edizioni, Sanremo 2017)
"Fumata bianca. Dopo penosi conciliaboli" (Lo Studiolo Edizioni, Sanremo 2018)

Narrativa
"Fagotto rosso" (Philobiblon, Ventimiglia 2005)
"Pirrone ovvero le dissonanze" (Philobiblon, Ventimiglia 2009)

Teatro
"Giulio II", 1972, ora pubblicato in "Le commedie del disinganno", prefazione di Paolo Puppa, nota introduttiva di Marco Innocenti (Philobiblon, Ventimiglia 2007)
"Mefistovalzer", 1977, ora pubblicato in "Le commedie del disinganno", prefazione di Paolo Puppa, nota introduttiva di Marco Innocenti (Philobiblon, Ventimiglia 2007)
"Triangolo equilatero", 1980, ora pubblicato in "Le commedie del disinganno", prefazione di Paolo Puppa, nota introduttiva di Marco Innocenti (Philobiblon, Ventimiglia 2007)
"Congetture sull'armadillo", 1999, ora pubblicato in "Le commedie del disinganno", prefazione di Paolo Puppa, nota introduttiva di Marco Innocenti (Philobiblon, Ventimiglia 2007)
"Il gerundio di morire", 2003, ora pubblicato in "Le commedie del disinganno", prefazione di Paolo Puppa, nota introduttiva di Marco Innocenti (Philobiblon, Ventimiglia 2007)

Introduzioni e traduzioni
Maurizio Meschia "Esercizi di piccola salvezza" (Casabianca Editore, Sanremo 2011)
Mario Avati-Luciano De Giovanni "Niente che vive niente che muore", tre sonettini di Luciano De Giovanni con traduzione in francese di Sandro Bajini e una incisione alla maniera nera di Mario Avati (edizione di Fabrizio Mugnaini 1996)
"Da Recanati a Porta Ticinese. Undici canti di Giacomo Leopardi volti in milanese da Sandro Bajini" (Lo Studiolo Edizioni, Sanremo 2016)

Saggistica
"Scritti quotidiani", a cura di Marco Innocenti (Lo Studiolo, Sanremo 2015)
"Don Giovanni personaggio e mito" (Lo Studiolo, Sanremo 2016)

Opere grafiche
"Etica", cartolina per Sanremo Mail Art 2003 (collezione Roberto Colombo, Sanremo)

Interviste
"Del modo di trascorrere le ore. Conversazioni sul teatro, la poesia, la politica e tutto il mondo universo attraverso la biografia di un autore", a cura di Marco Innocenti (Philobiblon, Ventimiglia 2012)
 
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