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Recensendo [cd]: "Side-Eye Nyc (V1.IV)" di Pat Metheny
Scritto da Adriano Ghirardo   
giovedý 11 novembre 2021
Una delle doti maggiori del sessantasettenne chitarrista di Lee's Summit è sempre stata quella di cambiare progetti senza adagiarsi sui successi del passato. Infatti, al di là dell'inconfondibile suono e fraseggio, non si sa mai se aspettarsi un ortodosso trio jazz, della musica latina o un viaggio melodico nella contemporaneità. Il nuovo disco tiene insieme questi tre mondi musicali rileggendo, in buona parte, materiale già inciso con formazioni differenti nei quarantacinque anni di premiata carriera. La prima sorpresa giunge dalla formazione: James Francies (classe 1995) è uno dei pianisti più coccolati dalla critica, dopo un paio di incisioni soliste per Blue Note, e dimostra di comprendere perfettamente le armonie methenyane portando un valore aggiunto al progetto. Alla batteria invece siede Marcus Gilmore, lasciando spiazzato l'ascoltatore che si attende il fedelissimo Antonio Sanchez ma, per l'imminente tour, lascerà il posto al giovane Joe Dyson dimostrando di voler fare da vetrina ad una nuova generazione di jazzisti. A parte le tracce che aprono e chiudono il disco (“It starts when we disappear” e “Zenith blues”) e la rock ballad “Lodger” Metheny reinterpreta classici della sua produzione. “Bright size life” e “Sirabhorn” tratti dallo stupefacente esordio del 1976 in trio con Jaco Pastorius e Bob Moses, il blues colemaniano “Turnaround” sempre presente nel repertorio del Metheny più jazzistico, “Timeline” eseguita nel disco di Michael Brecker “Time is of the essence” e una versione più lenta e meno brasiliana di “Better days ahead” tratta da “Letter from home”. Ma, grazie anche al supporto dei giovani collaboratori, non si respira aria di déja vu perché, come capita ai grandi artisti, si finisce per raccontare sempre la stessa storia rendendola ogni volta differente.
 
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