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Addio a Franco Battiato: al Tenco vinse 3 Targhe e 1 Premio, pių volte ospite e autore al Festival
Scritto da Marco Scolesi   
martedė 18 maggio 2021
SANREMO - Si sapeva da tempo che Franco Battiato era malato. Ma questa mattina, quando è arrivata la notizia della morte a 76 anni, avvenuta nella sua casa di Milo, sull'Etna, la tristezza ha preso il sopravvento. Poi, anche pensando alla "trasmigrazione delle anime" e all'immenso lascito artistico, un po' di sollievo si è fatto spazio. Anche a Sanremo sono molte le tracce lasciate dal compositore, cantautore, pittore, regista ed editore catanese (era nato a Riposto nel 1945). Soprattutto al Festival di Sanremo, dove non venne mai in gara (tranne l'eccezione per l'amico Luca Madonia nel 2011) ma soltanto come ospite (nel 1999 presentò "Gommalacca") oppure come autore di canzoni regalate ad altri (a Giuni Russo o ad Alice che con "Per Elisa", scritta appunto da Battiato, nel 1981, anno in cui uscì "La voce del padrone", vinse la manifestazione). E poi al Tenco, dove fu omaggiato di tre Targhe e di un Premio. Proprio il Club Tenco di Sanremo, tra i tanti messaggi di cordoglio arrivati alla famiglia, ha voluto esprimere il proprio dolore. "Nel comprensibile dolore che ci attanaglia in questo momento - scrivono dal Direttivo -, il nostro cervello si affolla dei tanti ricordi dell'uomo e del cantautore Franco Battiato. Come ognuno sa, nelle giornate della Rassegna della Canzone d'Autore si consuma con intelligenza ed allegria la grande arte dell'incontro. Per questo le prime immagini che vengono in mente sono i momenti del dopo Tenco all'ultimo piano dell'Ariston, dove si tira tardi parlando di tutto. Guccini ricorda di quando, intorno ad uno di questi tavoli insieme a Fiorella Mannoia e Antonio Silva, Battiato raccontò un'infinità di barzellette facendo ridere tutti. Lui, che veniva preso in giro da tanti di noi attraverso le canzoncine satiriche di Davide Riondino che recitava le implorazioni di una improbabile mamma di Battiato. Ovviamente la realtà più profonda è molto diversa e racchiusa in questa scheda del nostro responsabile artistico Sergio Secondiano Sacchi: dopo i primi tre album Fetus, Pollution, Sulle corde di Aries, su segnalazione del suo art director Gianni Sassi il club si era subito interessato alla rivoluzione musicale introdotta nella discografia italiana da Battiato. Si era alla vigilia della prima rassegna, ma Franco non era allora interessato alla cosiddetta canzone d’autore ed era quanto di più lontano ci fosse dal mondo del cantautorato. Assorbito dal suo interesse e dalla sua pratica per le sonorità elettroniche, se ne stava in disparte a sperimentare nuovi modi di costruire musica. Fu solo verso la fine degli anni Settanta, con l’introduzione di testi non più sintatticamente provocatori, che Battiato cominciò a costruire la sua originalissima fisionomia cantautorale. Compiendo un percorso inverso da quello di buona parte dei colleghi italiani, dopo che le sue canzoni avevano vinto il Festival di Sanremo e si erano imposte nelle hit parade italiane ed europee, si decise, finalmente ad arrivare al Tenco. Era il 1990. Nel 1992 vinse la Targa Tenco miglior canzone con Povera patria. Franco tornò altre due volte in rassegna, nel 1999 (anno in cui vinse la Targa Tenco miglior album con Gommalacca) e nel 2000. Proprio in quel periodo aveva dato vita all’esperienza di Fleurs (con cui vinse la Targa Tenco interpreti) dove, incurante di ogni etichetta di provenienza, aveva riproposto personalissime riletture della migliore musica leggera degli anni Sessanta. E poi tornò di nuovo nel 2009 quando gli venne assegnato il Premio Tenco. Si esibì sul palco dell’Ariston e partecipò al film di Wayne Scott Schizzi e palmizi". I funerali di Franco Battiato verranno celebrati in forma privata.
 
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