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COVID-19: il Torino Jazz Festival autunnale dal 2 all'11 ottobre. Coinvolti 12 palchi dei jazz club
Scritto da Marco Scolesi   
venerdý 02 ottobre 2020
TORINO - La seconda parte del Torino Jazz Festival 2020, quella autunnale, in programma dal 2 all'11 ottobre, è dedicata principalmente ai musicisti e ai club, categorie che hanno subìto forti danni dalla pandemia Covid-19. Per contribuire alla sopravvivenza dell'intero comparto è stato deciso di organizzare 2 sezioni distinte del festival – una ad agosto e l'altra a ottobre – rafforzando così il palinsesto del Jazz Cl(H)ub, che per la prima volta è stato necessariamente scorporato da quello dei teatri.

LA RASSEGNA AUTUNNALE

Nei 10 giorni di programmazione il festival coinvolgerà 12 palchi dei jazz club cittadini nei quali si terranno 50 eventi-spettacoli con la partecipazione di circa 200 artisti tra cui musicisti, attori, scrittori e dj, molti dei quali di Torino o attivi sul territorio. “Il Torino Jazz Festival quest'anno espande la sua presenza in città. Lo fa moltiplicando gli appuntamenti, seguendo la cadenza cui ci obbliga il tempo che viviamo. Le limitazioni dovute alla pandemia hanno sollecitato la ricerca di modalità innovative, connaturate al momento, per consentire alla musica, agli artisti e al vasto mondo di imprese che operano nell'ambito dello spettacolo dal vivo, di resistere alle difficoltà, continuando a riempire gli spazi e la città di note – affermano la sindaca Chiara Appendino e l’assessora alla Cultura, Francesca Leon -. L’ampio programma dei concerti ospitati nei club è la dimostrazione del grande impegno che la Città e la Fondazione per la Cultura Torino, hanno profuso affinché si garantisse continuità al Torino Jazz Festival, avendo cura di non disperdere il patrimonio di buone relazioni che si sono consolidate con club e musicisti, in questi ultimi anni. Tutto ciò si realizza grazie al grande lavoro dei direttori, Diego Borotti e Giorgio Li Calzi, che hanno saputo affrontare con maturità la nuova sfida diluendo la durata del festival e mantenendone la qualità. Dunque, dopo il jazz estivo, avremo jazz, in tutte le sue sfumature, anche per questo inizio di autunno”. I concerti autunnali, come accaduto per quelli estivi, saranno organizzati osservando le più scrupolose norme di sicurezza per il pubblico, gli artisti e il personale al lavoro.

IL PROGRAMMA
 
Il cartellone, molto variegato, metterà in scena le svariate declinazioni del jazz: dall’afrobeat dei Voodoo Sound Club di Guglielmo Pagnozzi alla musica di matrice afro americana, rappresentata dai nomi di varie generazioni del jazz, come Antonello Salis, Ramon Moro, Emanuele Parrini, Furio Di Castri, Antonio Zambrini con Jesper Bodilsen e Martin Maretti Andersen, già accompagnatori di Stefano Bollani nella fortunata trasmissione di Rai 3, da Sandro Gibellini ai maestri dell’elettronica legata all’improvvisazione come Domenico Sciajno (docente di musica elettronica al Conservatorio di Torino) insieme a Massimo Pupillo e Francesco Giomi con il suo Zum Trio dalle incursioni esotico-elettroniche degli Ooopopoio (duo con i talentuosi Vincenzo Vasi e Valeria Sturba), al produttore e remixer londinese Adrian Sherwood, qui con l’ensemble Fire di Ivan Bert, dal costruttore di macchine elettroniche sonore (Andrea Reali presente alla jam session dedicata alla musica elettronica) alle sonorità che partono dal mondo classico europeo con la clarinettista Selene Framarin e il Manomanouche Quintet (il cui leader Massimo Pitzianti è l’arrangiatore di Paolo Conte), dai grandi talenti come il trio Youlook con l’incredibile voce di Luisa Cottifogli o come il sax di Dan Kinzelman, nel gruppo di Simone Graziano al dialogo tra due talentuosi batteristi come Donato Stolfi e Mattia Barbieri nella produzione originale Drum Matic. Il programma prevede anche collaborazioni con importanti enti culturali torinesi come il Salone del Libro insieme a Fondazione Artea (lo scrittore e performer Tiziano Scarpa, già Premio Strega, insieme alla polistrumentista Debora Petrina), il Museo Nazionale del Cinema,  il festival "Jazz is Dead" (partecipa con 3 serate di ascolto con altrettanti dj legati al mondo del jazz e della cultura musicale quali Gianluca Petrella, Federico Sacchi, Stefano Boni). Sarà presente anche il dj Raffaele Costantino, conduttore della trasmissione Musical Box su Radio 2. E ancora, due personaggi legati al mondo della narrazione, racconteranno il jazz e un pezzo di storia del XX secolo: l’attore e regista Michele Di Mauro leggerà Bukowski e Gian Luca Favetto, voce familiare agli ascoltatori di Radio 3, parlerà di una casa di Harlem che ogni settimana si apre al pubblico per regalare jazz. Tra gli emergenti si potranno ascoltare Sophia Tomelleri, nipote d’arte, Anais Drago con il suo violino jazz, Simone Blasioli, eccellente sassofonista, Elis Lapia, vincitore dell'ultima edizione del Premio Massimo Urbani, Cesare Mecca che sta rinnovando la tradizione torinese di grandi trombettisti. In calendario anche  ideatori di nuovi sound come Camilla Battaglia, figlia d'arte, e il creativo chitarrista Enrico Degani. Le conferme del jazz maistream passeranno dai set di Luigi Tessarollo e Robert Bonisolo, Alberto Marsico, Sergio Di Gennaro e Jim Rotondi, Massimo Faraò, mentre gli assi del jazz a cavallo tra tradizione e innovazione, appartenenti a generazioni anche lontane tra loro, saranno ben rappresentate da Daniele Tione, Dino Contenti, Gigi Biolcati, Luca Biggio, XY Quartet, Jacopo Albini, Gilson Silveira e Ruben Bellavia. A chiusura dei 10 giorni di programmazione, domenica 11 ottobre si terranno 4 jam sessions, divise per linguaggi e aree tematiche. Una delle attività extra concertistiche di questa edizione è la presentazione del volume "La storia del Jazz" di Hoepli Editore, scritto a 6 mani da grandi firme della musicologia jazz italiana quali Riccardo Brazzale, Maurizio Franco e Luigi Onori con la prefazione di Pupi Avati.

BOROTTI E LI CALZI

“Barrelhouse, Public House, Jazz Club. Luoghi di perdizione spesso gestiti da gangster e frequentati da donne leggere. La tradizione filmica descrive grossomodo così il paradiso caduto e maledetto dei jazz club, luoghi della notte intrisi di fumo e alcool. Indubbiamente il folklore è stato alimentato dalla realtà ma l’aspetto che mi ha sempre interessato davvero è quello del laboratorio culturale sottratto alla Cultura ufficiale, dove pubblico e musicisti hanno contrattato nei decenni le vie che il jazz dovesse prendere, lontani dalla critica e dai mass-media. Il vero laboratorio sperimentale dove il jazz ha bilanciato il predominio dei brass con la nascita dello stride-piano (tecnica pianistica che sintetizza un’intera band) contribuendo a verticalizzare il jazz moderno, nel quale i pezzi separati di percussioni di una marchin’ band sono stati messi insieme inventando la batteria, dove Coleman Hawkins, in spazi fisici sonori ma ridotti, ha potuto soffiare sommessamente invece di gridare. Il Jazz Club, dagli anni ’40 in poi, ha infine elevato a rango di musica concertistica (con il Be Bop) il seppur magnifico jazz da ballo della Swing Era, divenendo incubatore di idee nuove, dove le vibrazioni degli strumenti acustici si ascoltano tutt’oggi con pochi filtri elettronici. Il palinsesto Jazz Cl(H)ub 2020 è dedicato a tutti i protagonisti di questi luoghi che, in modi meravigliosamente diversi tra loro, costituiscono un presidio culturale e un'occasione sociale insostituibili”, dichiara Diego Borotti. "Il festival prosegue il suo percorso con dieci giorni di jazz nei club torinesi, i locali che nel corso dell’anno provvedono al sostentamento non solo dei musicisti, ma degli stessi operatori della musica e anche del pubblico, affamato di musica e in generale di eventi culturali – sottolinea Giorgio Li Calzi -. Questo è il migliore cibo che potevamo offrire, una razione forse un po’ esigua per i fruitori dei concerti a causa delle capienza limitate, ma gli spettatori comprenderanno che cibo altrettanto esiguo non verrà tolto dai piatti degli operatori e dei musicisti perché il sistema culturale possa arrivare vivo al prossimo appuntamento, quando le capienze ritorneranno alla normalità e il mondo tornerà a funzionare come prima, facendo esperienza di quello che il lockdown, nel bene e nel male, ci ha lasciato. Nel programma abbiamo cercato di inserire il jazz che dialoga con tutto ciò che è contemporaneo e che sta intorno a noi, dalla musica afroamericana alla multidisciplinarietà con la presenza di grandi performer del teatro e della scrittura, dall’afrobeat a maestri dell'elettronica e della sperimentazione applicata all’improvvisazione, dalle serate di ascolto agli artisti che attingono alla tradizione manouche. Il Torino Jazz Festival prosegue il suo percorso per la musica e per la comunità di chi la ama, che vuole che il suo flusso continui a creare un mondo migliore”.

JAZZ BLITZ

Torna la formula dei Jazz Blitz, introdotta nel 2018, che ha portato il jazz nei luoghi dell'assistenza e dell'accoglienza. Il Torino Jazz Festival, infatti, vuole essere vicino a chi vive quotidianamente quelle strutture, perché vi soggiorna o vi lavora, e lo fa come sempre con la musica. Oltre al progetto, tutt’ora in programma, delle pillole musicali registrate appositamente create per questi luoghi e trasmesse ai loro ospiti, a ottobre si terrà anche un concerto dal vivo, non aperto al pubblico, alla Casa Circondariale Lorusso e Cotugno. A esibirsi in questo caso sarà l’Spm Quintet. Il concerto è realizzato dall’associazione Sfera Culture, attiva da oltre 30 anni nel panorama teatrale e musicale cittadino e regionale.

Informazioni e biglietti al sito Sito www.torinojazzfestival.it.
 
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