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Sanremo: a "Uno, Jazz & Blues" le note swing di Bosso-Ottolini e quelle suadenti di Brunborg
Scritto da Adriano Ghirardo   
domenica 14 luglio 2019
SANREMO - "Uno, Jazz & Blues", la rassegna ideata e sponsorizzata da Uno Gas, compie 10 anni. Non è stata un’esistenza facile: cambi di location e direzione artistica hanno fatto sì che, al di là del valore della proposta musicale, permanesse un dubbio sulla strada intrapresa. Quest’anno la scelta si è basata su eventi spalmati su più stagioni e quindi, dopo i concerti primaverili al Casinò e in attesa dell’esibizione all’Ariston di Herbie Hancock, fissata per il 31 ottobre, abbiamo avuto l’occasione di assistere a due serate nel giardino antistante la Villa Ormond. Il progetto “Storyville Story”, guidato da Fabrizio Bosso e Mauro Ottolini, ha aperto le danze (esatta definizione tenuto conto dell’omaggio allo swing trascinante degli anni 30) nella serata del 3 luglio. Il gruppo, completato dalla voce di Vanessa Tagliabue Yorke, dal pianoforte di Paolo Birro, il sousaphone di Glauco Benedetti e la batteria di Paolo Mappa, ha incantato il pubblico presente con una selezione di brani, più o meno noti, della tradizione di New Orleans. Tra il solismo scoppiettante dei fiati e la classe della cantante abbiamo avuto l’occasione di rispolverare il repertorio di W.C.Handy, Sidney Bechet e altri giganti del jazz premoderno. Una musica vitale, orecchiabile e in grado di appassionare al di là degli steccati di genere che ha ammaliato il pubblico presente. Compito più difficile spettava, invece, al gruppo For North, formato dal sassofonista norvegese Tore Brunborg e dai nostri Mario Piacentini (pianoforte), Roberto Bonati (contrabbasso) e Marco Tonin (batteria). Il repertorio, composto da brani originali con l’eccezione della jobimiana “Portrait in black and white” in apertura di concerto, ha privilegiato i toni rilassati e suadenti di un jazz vicino all’estetica Ecm. Il fatto che il quartetto sia attivo, seppur saltuariamente, da più di un decennio (il cd a nome di Piacentini “Un altro dicembre” risale al 2007) consente al gruppo di muoversi con apparente semplicità all’interno delle strutture cercando sempre un approccio melodico nelle improvvisazioni. Sarebbe stato difficile immaginare due concerti più antitetici per smentire chi pensa che il jazz sia un genere monocorde e ripetitivo in quanto il confronto tra i ruggenti anni 20 e 30 del secolo scorso e il suono delicato del sax di Brunborg, da anni figura chiave del jazz nordico post Garbarek, serve per cogliere le diversità della scena jazz contemporanea. Attendiamo con curiosità, dopo il concerto della star Hancock, gli sviluppi della programmazione di una rassegna ancora in cerca di una piena identità.

(7 fotografie di Umberto Germinale della Phocus Agency a pagina 115 e 13 fotografie di Luca Beltramino alle pagine 115 e 116 della Galleria immagini)
 
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