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Recensioni
Recensendo [cd]: "The dead don't dream" di Verneri Pohjola
Scritto da Adriano Ghirardo   
sabato 04 luglio 2020
Non sono un gran sostenitore della scena scandinava. Il successo di indubbi talenti quali Jan Garbarek ed Esbjorn Svensson ha dato il via ad una generazione di musicisti che, nel tentativo di trovare una via originale al jazz, hanno finito per creare, nella maggior parte dei casi, una mistura tra elettronica e minimalismo che non ha nulla della scintilla vitale caratteristica della musica afroamericana. Ma, ovviamente, non mancano figure interessanti quali quella del trombettista finlandese Verneri Pohjola. Classe 1977, figlio d'arte (Pekka Pohjola, bassista, collaborò con Mike Oldfield) pubblica il sesto cd a suo nome proseguendo la sua personale ricerca sonora e compositiva. Nella sua scrittura sono presenti diverse anime: a quella jazz si affianca l'uso dell'elettronica e di ritmiche riconducibili al rock (soprattutto in “Pekka”, disco del 2017 dedicato alla musica del padre). In questo lavoro, più strettamente ascrivibile al jazz moderno, la formazione è tradizionale (tromba, pianoforte, basso e batteria) con l'aggiunta, in un paio di brani, di sassofoni e pedal steel guitar e il pianista Tuomo Prattala utilizza l'elettronica in maniera moderata e funzionale agli sviluppi compositivi del leader. Sette brani dalle atmosfere cangianti in cui slancio vitale e momenti sognanti si equilibrano in una riuscita sintesi. Perché, in fondo, è giusto rispondere ai problemi della vita con la positività del sogno.
 
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