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L'editoriale [numero 37]: "Addio a Roberto Coggiola, fotografo e anima del Tenco negli anni d'oro"
Scritto da Marco Scolesi   
sabato 01 luglio 2017
Questo editoriale, nell'idea iniziale, lo avrei voluto dedicare alla Summer of Love di San Francisco e al Monterey Pop Festival con Jimi Hendrix (che si svolse nel giugno 1967, quindi 50 anni fa, già sede del Monterey Jazz Festival) ma poi, proprio questa mattina, mi è arrivata la triste notizia della morte di Roberto Coggiola, un caro amico, fotografo di Ventimiglia (ma nato in Uruguay nel 1941) e anima del Club Tenco degli anni d'oro. Ovviamente ho riscritto l'articolo, anche se non mi sembra una forzatura accostare la Summer of Love a Roberto, che per come lo ricordo io è stato una persona libera e soprattutto senza compromessi (come quei giovani che negli anni '60 speravano di creare un mondo migliore con la musica, l'amore e il pacifismo, l'apice arrivò con Woodstock). Ricordare un caro amico non è mai facile, inoltre Roberto Coggiola era una persona ricca di sfumature e amante della vita, delle persone e dell'arte. Ci proverò, partendo da lontano. Personalmente ho iniziato a frequentare il Club Tenco all'età di 16-17 anni. All'epoca ero un semplice appassionato di musica e non ebbi la fortuna di entrare in contatto con gli organizzatori o con i musicisti. Poi, dopo alcuni anni, arrivò il giornalismo e ci fu l'esigenza di intervistare e contattare i membri del direttivo. Il mio primo incontro con il direttivo del Club Tenco avvenne attraverso Coggiola, che mi fu indicato dal Teatro Ariston, dove si svolge da sempre la Rassegna della Canzone d'Autore. Stiamo parlando dell'inizio degli anni '90. Fissai un appuntamento e incontrai Roberto, che all'inizio mi sembrò un po' ruvido e chiuso. Fu molto gentile, in ogni caso, e per tutto il tempo fumò le sue inseparabili sigarette senza filtro (credo Gitanes o Gauloises). Poi con gli anni, piano piano, iniziò a fidarsi di me e diventammo amici. Devo a Roberto alcune delle mie più indimenticabili esperienze al Club Tenco, soprattutto nel dietro le quinte. Roberto, infatti, oltre ad essere il fotografo del Tenco (la sua galleria di immagini si può ammirare in sede a Sanremo), era il responsabile organizzativo (ma con una spiccata sensibilità musicale) e grazie alla nostra amicizia per me si aprirono le porte delle prove, dei camerini e degli angoli più remoti dell'Ariston. Ormai la nostra amicizia si era consolidata e nel backstage del Tenco praticamente mi sentivo a casa. Così arrivarono interviste agli artisti e soprattutto incontri inediti: con Francesco Guccini, con Paolo Conte (ero lì quando emozionatissimo presentò l'inedito "Roba di Amilcare"), con Fabrizio De André, con Roberto Vecchioni, con Vinicio Capossela (che a Roberto piaceva molto), con Ivano Fossati e molti altri (l'elenco sarebbe lunghissimo). Fu sempre Roberto a raccontarmi alcuni aneddoti delle prove e del dopo concerto di Tom Waits, uno dei miei artisti preferiti di sempre. Poi, quando Roberto lasciò il direttivo con una lettera di dimissioni (fu l'inizio di una "crisi" che prosegue ancora oggi), cambiò tutto, anche per me. Il Tenco, senza di lui, non era più lo stesso, almeno per me. Per Roberto non era più il caso di proseguire, non condivideva più le scelte del club e nel frattempo erano morti Amilcare Rambaldi (il fondatore) e Renzo "Bigi" Barbieri (creatore dell'Infermeria). Non si fece più vedere al Tenco, e questo era il suo stile. Era una persona determinata ma leale, uno che non torna indietro sulle decisioni. E così andarono le cose, si ritirò a vita a privata e iniziò a frequentare solo pochi amici. Ma Roberto, oltre alla fotografia, amava molto anche la musica, non solo i cantautori, penso al jazz o alla musica sud-americana o latina. Lo ricordo seguire con passione, insieme all'inseparabile moglie Graziella Gambeggi (anche lei nel Club Tenco e amante delle composizioni floreali artistiche), la rassegna "Etnica" di Bordighera e soprattutto fondò il Festival delle Arpe di Isolabona nel Castello dei Doria (con Pepi Morgia) e la rassegna "Musica sotto il Castello" di Dolceacqua, costola estiva del Tenco che negli anni ospitò, tra gli altri, Fabrizio De André, Lucio Dalla, Ivano Fossati, Sergio Cammariere, gli Avion Travel, Ron e Enrico Ruggeri. In ambito fotografico (collaborò in molte occasioni anche con il Mellophonium e aprì il suo studio in via Roma a Ventimiglia) era molto stimato e sono celebri i suoi scatti in bianco e nero. Nell'ambiente della canzone d'autore lavorò anche con molti artisti, dei quali era amico, e realizzò molte copertine di dischi (famosa quella per Paolo Conte). Tante anche le mostre, mentre come sorta di testamento ci resta il volume, uscito per Rizzoli, "Quelle facce un po' così...", curato da Enrico De Angelis e dedicato a 30 anni di scatti realizzati al Tenco (una galleria splendida e unica). Tutti gli anni ci incontravamo anche al Festival di Sanremo, che lo aveva ingaggiato proprio per le sue capacità organizzative, e con uno sguardo complice e di solidarietà reciproca ci dicevamo: "Per fortuna tra pochi mesi ci sarà la rassegna Tenco". Negli ultimi anni, prima della malattia, oltre ad andare al mare a prendere il sole, si dedicò ai viaggi e ogni mese di luglio frequentava con piacere il "Bistrot dell'Ulivo" di Badalucco, evento creato dal frantoiano Franco Roi per valorizzare le eccellenze della Valle Argentina insieme alla musica. Una delle ultime volte ci siamo visti lì e poi sentiti al telefono per un'intervista, che però non rilasciava volentieri (quando lasciò il Tenco, come sempre discreto e riservato, mi chiese di rispettare il suo silenzio e così feci, anche se a taccuino chiuso mi confidò tutti i suoi pensieri). Ovviamente in queste ore in tanti, artisti e amici, lo hanno ricordato, ad iniziare dal Club Tenco: "In un colpo solo conobbe Amilcare e Bigi, che subito lo accolsero (nel 1979) come colonna portante del Club Tenco nei suoi primi anni di vita. E, come Amilcare e Bigi, ieri notte è morto nel sonno. Dopo anni di malattia Roberto Coggiola se n'è andato, lasciando in tutti noi un dolore grande e profondo, che sarà difficile superare. Era nato a Montevideo, in Uruguay, il 26 ottobre 1941, trasferitosi in Italia, a Ventimiglia, grazie alla sua conoscenza della canzone d'autore nei paesi latini, oltre che all'esperienza di fotografo specializzato nel bianco e nero (la galleria degli artisti passati sul palco dell'Ariston, durante la rassegna, è in prevalenza proprio da lui firmata) e di attento conoscitore dei meccanismi dello spettacolo - dentro e fuori dal palco - fu per molti anni figura di riferimento non solo all'interno del club, ma nell'intero mondo della canzone d'autore. Da fotografo ufficiale del club entrò quindi nel direttivo, nei primi anni '80, nel ruolo di responsabile tecnico. In tutti noi la sua figura è rimasta sempre viva e presente, per l'apporto umano e professionale che ha profuso nel lavoro del club, contribuendo alla sua crescita nel corso degli anni. E continuerà sempre ad esserlo, almeno nel ricordo. Ciao, Roberto". Stesso discorso per l'associazione Cose di Amilcare, costola del Tenco: "È morto Roberto Coggiola, per molti anni una delle colonne portanti del Tenco e della politica culturale italiana nel campo della musica popolare, soprattutto grazie alla sua promozione della canzone d'autore latina. Grande fotografo e amico di tanti artisti, non solo italiani, ha regalato alla discografia italiana e internazionale alcune delle più significative immagini. Immagini che sono stabilmente esposte nella sede sanremese del Club Tenco. È stato sicuramente anche grazie al suo apporto che sono nate relazioni in grado di favorire la nascita di un'esperienza come Cose di Amilcare. A lui va il nostro più sentito ringraziamento e in noi resta l'indelebile ricordo. Roberto, da tempo malato, è morto nel sonno come, prima di lui, Bigi e Amilcare Rambaldi. La storia del Tenco lo ha accompagnato fino all'ultimo". Ciao Roberto e grazie, per la musica, l'amicizia, il vino bevuto insieme e i tuoi scatti in bianco e nero che resteranno per sempre nella nostra memoria.
 
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