| Home | Cerca | Galleria Immagini | The Mellophonium Bookshop |
sabato 24 agosto 2019
Direttore: Romano Lupi
Responsabile online: Marco Scolesi
| News | Articoli | Rassegne | Recensioni | Interviste |
Articoli
L'editoriale [numero 40]: "Chiude Popoff, ultimo negozio di dischi di Sanremo città della musica"
Scritto da Marco Scolesi   
venerdì 29 settembre 2017
Sarà forse l'atmosfera del primo autunno, che mi porta ad utilizzare un tono piu' confidenziale, ma questa volta nell'editoriale dovrò parlare di me, o comunque di una parte del mio vissuto. Prima di diventare giornalista e di prendere il tesserino dell'Ordine, dopo gli studi all'Istituto Tecnico "Colombo", per circa tre anni, all'inizio degli anni '90, ho lavorato come dipendente del negozio di dischi Popoff di Sanremo, in via Gaudio. Fu come coronare un sogno, poiché sono sempre stato un appassionato di musica e di Popoff ero un cliente fisso. Poi, di colpo, diventò la mia "seconda casa", per sei giorni alla settimana (tranne la domenica e il lunedì mattina). Per me, giovane amante della musica e fino a quel momento senza esperienze lavorative, era come entrare nel mondo dei grandi. Popoff mi ha formato, mi ha fatto crescere e diventare uomo, con la musica e con i rapporti umani che sono nati in quel periodo, soprattutto con Enrico Bonnin, il titolare (un onore lavorare con lui, esempio di onestà e professionalità "austriaca"). Popoff è, quindi, un pezzo importante della mia vita. Non solo della mia, ovviamente. Lo è anche per molti sanremesi appassionati di musica cresciuti negli anni '70, '80 e '90. Ora chiude e mi ritornano alla mente tantissimi ricordi bellissimi, che poi sono anche una parte della storia di Sanremo e della centralissima via Gaudio, che ormai è radicalmente cambiata dopo le chiusure, nel corso degli anni, della latteria, della panetteria, della macelleria, della salumeria, della pescheria e adesso del negozio di dischi (cesserà l'attività ad ottobre, lasciando Sanremo senza musica, un paradosso per la città del Festival e del Tenco). Resiste solo il negozio di frutta e verdura della famiglia Carianni, baluardo della via Gaudio d'antan. Proprio la Pescheria Elena, gestita dalla mia famiglia (Elena era il nome di mia nonna, emigrata in Liguria dalla Sicilia, provincia di Catania), era di fronte a Popoff, quindi sono cresciuto con la sua immagine negli occhi (la vetrina con le novità era un luogo magico, da scoprire ogni giorno). All'epoca Popoff, che fu creato e aperto da Renato Valdambrini negli anni '70 e poi rilevato da Enrico Bonnin e da sua moglie Laura Cometti, era in stile londinese, completamente rivestito di moquette nera. Lì sono nate amicizie, band, progetti e passioni. Un luogo di "culto", con l'odore inconfondibile del vinile, che in quel periodo dettava le leggi del mercato discografico. Stiamo parlando dei dischi 45 e 33 giri, più le "cassette" (tra i miei primi acquisti "Joshua tree" degli U2, e poi "Songs from the big chair" dei Tears for Fears, "Sign o' the times" di Prince, "The dream of the blue turtles" di Sting o "Creuza de ma" di Fabrizio De André, senza dimenticare Elvis Costello, Ry Cooder, Los Lobos, Pogues, Rem, David Byrne con i Talking Heads, Van Morrison e Tom Waits, ma l'elenco sarebbe lunghissimo). I dischi erano sistemati negli scaffali distribuiti per il locale (sulla destra c'era la cassa più il piatto per gli ascolti), o nei contenitori di legno in basso. Erano divisi per generi, che da Popoff erano tutti rappresentati. L'idea era quella di accontentare l'appassionato più esigente (magari con prodotti rari o di importazione) ma anche il profano dedito al pop (anche se il nome Popoff direbbe il contrario) o alla canzonetta del momento ("Ho sentito in tv quella canzone che fa così..."). I miei clienti preferiti, ovviamente, erano quelli della prima categoria, poiché più affini alla mia sensibilità musicale (alcuni erano veri e propri personaggi, anche se un po' stravaganti, ma questo era il loro bello). Assecondare gli altri, invece, un po' mi pesava (non ho mai avuto l'anima del commerciante) e forse per questo alla fine lasciai il lavoro e dopo di me arrivò Ramon Gabardi, che è rimasto al fianco di Enrico fino a pochi anni fa. Vendevamo anche i biglietti per i concerti (ricordo che con Enrico andammo a sentire David Bowie allo stadio di Nizza) e a Natale, per i regali, c'era la coda fuori dal negozio. Oppure ricordo la grande frenesia e i discografici arrivare in negozio durante la settimana del Festival o del Tenco (un po' meno, qui l'atmosfera era più "rilassata"). Anni irripetibili (particolarmente piacevole il momento degli ordini dopo aver consultato i vari cataloghi delle etichette discografiche, Enrico si segnava tutto quello che vendevamo per poter poi riordinare tutto). Proprio in quegli anni, durante il mio "triennio", ci fu il passaggio graduale e epocale al cd e il negozio venne completamente rifatto. La moquette nera lasciò il posto al look verde e più "luminoso" di oggi. Anche la struttura è stata modificata, per fare spazio al nuovo supporto e ai dvd (che sostituirono le vhs). Ricordo anche il primo cd che acquistai, nonostante avessi già il vinile: "Dark side of the moon" dei Pink Floyd, a seguire "Brothers in arms" dei Dire Straits. Certamente il restyling si era reso necessario per stare al passo coi tempi e in questo Enrico è sempre stato lungimirante.  Io, comunque, mi sento legato al look nero degli inizi, più "underground" e "alternativo". Se vogliamo più dark e new wave, come i vinili dei Cure, Bauhaus, Depeche Mode (ho ancora la "cassetta" di "Black celebration"), Joy Division, Talk Talk, Smiths o Xtc. Le ultime volte ci sono andato alcuni anni fa, per un saluto ad Enrico e per acquistare alcuni cd di jazz e la rivista "Jazz It". Da molto tempo, infatti, non collezione più cd. Oggi la musica è diventata "immateriale", senza supporto fisico e su Mp3 (soprattutto per questo motivo chiudono i negozi di dischi, anche se Enrico ha deciso di chiudere per potersi godere un po' la vita e il suo tempo libero, "ho ancora molti libri da leggere e tanti dischi da ascoltare", ha spiegato), e anch'io mi sono adeguato (la comodità è quella di avere tutta la musica sul pc o sull'iPhone). Questo ha i suoi vantaggi, ma forse è meno poetico, anche se (e sinceramente non mi dispiace) consente di avere più musica e in modo immediato (inoltre, aspetto non secondario, risolve il problema di dover trovare spazio in casa). In ogni caso quando metterò un vecchio vinile sul mio piatto Technics (che mi fu venduto dal dj della discoteca Nabila, conosciuto proprio da Popoff) ripenserò agli anni con Enrico e Laura (titolari anche di Tuttomusica ad Imperia), al caro Ramon, a via Gaudio e alla Sanremo di una volta. Ma non è nostalgia, è solo la consapevolezza di qualcuno che è cresciuto grazie alla musica e quindi anche grazie a Popoff.
 
<< Inizio < Prec. 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 Pross. > Fine >>

© 2019 The Mellophonium Online | P.I. 01241050085

 
Iscritto all'Albo della stampa periodica del Tribunale di Sanremo. Autorizzazione n° 1/03 del 4.2.2003
Seguici su: