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Il suono del Bajini [numero 16]: "Puccini, un libertino sfrenato con il talento per le melodie"
Scritto da Sandro Bajini   
giovedý 26 aprile 2018
Da tempo gli intellettuali a tutto tondo, coloro che giudicano e "mandano" senza badare a spese, hanno smesso di parlar male di Giacomo Puccini. Il fatto che il lucchese avesse un particolare talento per le melodie veniva da essi considerato un imperdonabile difetto. Non era ammissibile che un compositore inanellasse nelle sue opere una melodia dopo l’altra, anche lui senza badare a spese. Evidentemente era per essi molto più lodevole la sobrietà di Cilea, quando, per il primo atto di Adriana Lecouvreur, inventa una sola melodia (“Io son l’umile ancella”) che egli abilmente frigge e rifrigge in mille modi. Ma Puccini soleva dire che non era il compositore che deve cercare la melodia, ma la melodia che deve cercare il compositore, quasi che la melodia fosse una tentazione infernale a cui non era il caso di opporsi. In questo senso Puccini fu un libertino sfrenato, ed ebbe la riprovazione di tutti i critici dal collo torto. Ma ad un certo punto costoro capirono che prendersela con lui era tempo perso, e ora si comportano come quei genitori che rinunciano a rimproverare i loro figli e se li tengono come sono.
 
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