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lunedý 09 dicembre 2019
Direttore: Romano Lupi
Responsabile online: Marco Scolesi
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Best Jazz 2019: anche quest'anno il Mellophonium.it seleziona i migliori cd. Sette categorie
Scritto da Csk   
sabato 23 novembre 2019
La redazione del Mellophonium on line rilancia, per il nono anno consecutivo, il Best Jazz 2019. Dopo molti anni di articoli, recensioni, rassegne e approfondimenti, la nostra rivista, ormai un punto di riferimento per gli appassionati di buona musica, a seguito del successo del 2011, 2012, 2013, 2014, 2015, 2016, 2017 e 2018, ha deciso nuovamente di assumersi l'onore (e la responsabilità) di selezionare i migliori dischi jazz usciti nel 2019. Come sulla storica rivista Musica Jazz (ideatrice del Top Jazz), per tutti noi un esempio da seguire soprattutto sotto la direzione di Arrigo Polillo, anche sul Mellophonium on line i lettori potranno leggere il Best Jazz, una sorta di guida per orientarsi tra le migliori uscite discografiche, in questo caso del 2019. Verranno coinvolti giornalisti, critici musicali, musicisti, compositori, direttori artistici di festival, fotografi, scrittori, editori, discografici, operatori culturali e, più in generale, addetti ai lavori. I risultati verranno poi pubblicati a gennaio 2020 sul Mellophonium.it. La redazione pubblicherà tutte le singole liste (cd americani: dall'1 al 10; cd europei e di altri continenti: dall'1 al 5; cd italiani: dall'1 al 5; talento emergente, sia straniero che italiano: voto unico) tralasciando le classifiche finali. Il nostro Best Jazz, infatti, non vuole essere una "gara" tra musicisti, ma semplicemente un luogo dove trovare il miglior jazz uscito negli ultimi 12 mesi. Verranno inoltre riproposte altre due categorie: miglior concerto-live e miglior inedito-ristampa. Infine ci sarà sempre la possibilità, qualora fosse necessario segnalare ulteriori titoli interessanti, utilizzare la categoria aggiuntiva "Da ascoltare". Chi volesse partecipare al Best Jazz 2019 del Mellophonium on line può inviare la sua lista, entro il 6 gennaio 2020, all'indirizzo di posta elettronica Le selezioni verranno pubblicate dal 7 gennaio nella sezione News. Buona lettura, o meglio buon ascolto.
 
Il Roma Jazz Festival 2019 Ŕ "No borders" con Shepp, Ibrahim, Holland, Towner e Bartz
Scritto da Marco Scolesi   
giovedý 31 ottobre 2019
ROMA - Icone della storia del jazz come Archie Shepp, Abdullah Ibrahim, Dave Holland, Ralph Towner e Gary Bartz ma anche i più interessanti esponenti della nuova scena come Kokoroko, Moonlight Benjamin, Donny Mc Caslin, Maisha e Cory Wong, in grado di far scoprire il jazz alle generazioni più giovani. Le grandi protagoniste femminili come Dianne Reeves e Carmen Souza al fianco dei talenti più recenti come Linda May Han Oh, Elina Duni e Federica Michisanti. Le esplorazioni mediterranee e asiatiche dei Radiodervish, Tigran Hamasyan e dell’ensemble Mare Nostrum con Paolo Fresu, Richard Galliano e Jan Lundgren da un lato e le contaminazioni linguistiche di Luigi Cinque con l’Hypertext Orchestra dall’altro. Il batterista anti Trump Antonio Sanchez e il suo jazz ai tempi del sovranismo e la nostalgia migrante raccontata in musica dalla Big Fat Orchestra. Il tributo a Leonard Bernstein di Gabriele Coen e il pantheon jazz evocato da Roberto Ottaviano. Sono i protagonisti della 43a edizione del Roma Jazz Festival che dall'1 novembre all'1 dicembre animerà la capitale con 21 concerti fra l’Auditorium Parco della Musica, la Casa del Jazz, il Monk e l’Alcazar. "No borders-Migration and integration" è l’attualissimo titolo di questa edizione. Un programma pensato per indagare come oggi la musica jazz, nelle sue ampie articolazioni geografiche e stilistiche, rifletta una irresistibile spinta a combattere vecchie e nuove forme di esclusione.  Nato come risultato-reazione-sintesi di fenomeni drammatici, come la tratta degli schiavi africani nelle Americhe e le conseguenti discriminazioni razziali, il jazz è un linguaggio universale, uno straordinario serbatoio di risposte creative alle domande e alle tensioni continuamente suscitate da tematiche come confini, migrazioni e integrazione, la cui  sempre crescente presenza nel dibattito pubblico ci obbliga a riflettere e a prendere posizione. Fra l’affermazione di una nuova generazione di musiciste che rompono le discriminazioni di genere, le sperimentazioni di inedite ibridazioni dei linguaggi e la riflessione sul dramma delle nuove migrazioni, il messaggio del Roma Jazz Festival 2019 è che possiamo comprendere il concetto di confine solo se accettiamo anche la necessità del suo attraversamento. In linea con il tema, e a completare il programma del festival, l’artista Alfredo Pirri realizzerà un’installazione visitabile dall'1 al 30 novembre che, oltrettutto, ha ispirato il visual del festival. Una struttura dal telaio in ferro e pannelli colorati di plexiglass che dividerà in due la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, epifania del concetto di muro e di confine ma dal senso ribaltato: l’opera di Pirri sarà una barriera luminosa e trasparente, continuamente attraversabile dal pubblico, trasformando il concetto di muro nell’evocazione poetica di un rito di passaggio. Durante il corso del festival, l’installazione sarà elemento attivo di una serie di eventi musicali che la trasformeranno in una vera e propria cassa di risonanza. L’opera rientra nel ciclo "Compagni e Angeli" (parole tratte da un brano dei Radiodervish, gruppo che aprirà il festival, ispirato a una lettera di Antonio Gramsci) che il celebre artista cosentino ha realizzato per Roma, Turi (Bari) e Tirana in Albania nell’ambito di un programma di cooperazione trilaterale fra Italia, Albania e Montenegro. Infine, in occasione del festival, ripartono in Auditorium Parco della Musica le "Lezioni di Jazz" curate da Stefano Zenni. Giunte alla loro ottava edizione, si confermano l’occasione per approfondire il jazz e le sue figure più significative, i capolavori memorabili, gli strumenti, le connessioni con i grandi temi della cultura. Il ciclo di 10 lezioni avrà inizio il 10 novembre con un incontro perfettamente in linea con il tema del 2019: storia e analisi del capolavoro di Charles Mingus "Meditations on integration".
 
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