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Alassio Jazz ospita Orrin Evans, Frank Ku-Umba Lacy e un tributo a Carmen Mc Rae |
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Scritto da Marco Scolesi
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giovedì 26 agosto 2010 |
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ALASSIO - L'edizione 2010 di Alassio Jazz si svolgerà dal 5 al 9 settembre. La rassegna, organizzata dal Comune-Assessorato Turismo e Cultura con l'associazione "E.W. Elgar" Onlus, avrà come sede dei concerti la centrale piazza Partigiani e i concerti inizieranno alle ore 21.30 con ingresso libero (in caso di maltempo i live si svolgeranno all'ex Chiesa Anglicana). Ecco il programma in dettaglio. Domenica 5 settembre: Louisiana Marchin Band per le vie cittadine (ore 17.30). Lunedì 6 settembre: Shawnn Monteiro "Tribute to Carmen Mc Rae". Martedì 7 settembre: Orrin Evans Trio featuring Frank Ku-Umba Lacy. Mercoledì 8 settembre: Rudy Rotta Band special guest Elisabeth Lee. Giovedì 9 settembre: Lara Iacovini Quartet. Ulteriori informazioni al sito www.comune.alassio.sv.it.
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Recensendo [cd]: "Lennie's pennies" di Rosario Giuliani |
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Scritto da Adriano Ghirardo
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venerdì 06 agosto 2010 |
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A tre anni dall’hard bop di “Anything else” Rosario Giuliani aggiunge un altro tassello alla sua collaborazione con la francese Dreyfus Jazz con l’uscita di “Lennie’s pennies”. Il titolo del cd farebbe pensare ad un omaggio al mondo di Lennie Tristano ma il sassofonista romano, pur dimostrando di avere assimilato la poetica konitziana soprattutto nella title track e in “How deep is the ocean”, mantiene la sua caratteristica foga improvvisativa così lontana dal regale distacco del maestro statunitense. Il programma, affrontato con la collaborazione di Pierre De Bethmann al pianoforte ed al Fender Rhodes, Darryl Hall al contrabbasso e Joe La Barbera alla batteria, si fa apprezzare per la varietà di situazioni musicali: dalle carezzevoli ballad (“Love letters” e “Picchi” in particolare), in cui mostra il suo lato romantico, alla rilettura di brani di Jimmy Rowles (“The peacocks”) e Joe Zawinul (“74 miles away”), sino al congeniale linguaggio neobop delle proprie composizioni. La voce di Giuliani dimostra un’acquisita maturità che gli consente di guidare con sicurezza e buon drive un quartetto affiatato. Non si può gridare al miracolo per l’assenza di un lato compositivo rilevante e per una carenza di ricerca di contemporaneità ma se tutta la produzione mainstream fosse di questo livello non ci sarebbe certamente di che lamentarsi.
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Recensendo [cd]: "Flying toward the sound" di Geri Allen |
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Scritto da Adriano Ghirardo
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lunedì 23 agosto 2010 |
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La cinquantatreenne pianista di Detroit Geri Allen è una delle musiciste più preparate e sensibili di una generazione un po’ schiacciata tra i grandi maestri (Hancock, Tyner) e le nuove leve del pianismo afroamericano (Moran, Shipp). La sua carriera, dopo le incisioni giovanili con Haden e Motian ("Etudes") e la partecipazione al progetto "Sound museum" del grande Ornette Coleman, ha pagato il prezzo di una certa indecisione progettuale tra la musica libera ed un post bop di più facile fruizione. Dopo aver diradato le uscite discografiche a favore dell’attività didattica la Allen ritorna con questo piano solo in cui omaggia esplicitamente alcuni dei suoi punti di riferimento ed in particolare Cecil Taylor, Herbie Hancock e Mc Coy Tyner. La musica prodotta non è comunque derivativa in quanto le influenze vengono filtrate attraverso la propria originale visione musicale: lirismo, musica modale e scorribande free si alternano anche all’interno dello stesso brano lasciando l’ascoltatore in perenne tensione in attesa di sviluppi mai scontati. Come si evince dal titolo l’atmosfera che si respira ascoltando questo riuscito album è quella di un viaggio attraverso i suoni e le emozioni della musica afroamericana: non è l’opera consolatoria di chi, spesso, considera il jazz come una musica adatta a sottofondo per cocktail di lusso ma rappresenta un ennesimo, anche se talvolta discontinuo nei risultati, sforzo nella costruzione di una coscienza non solo musicale ma anche spirituale.
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