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venerdý 22 novembre 2019
Direttore: Romano Lupi
Responsabile online: Marco Scolesi
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Parma Jazz Frontiere: dal 25 ottobre al 2 dicembre la 24a edizione "Antiche presenze futuri misteri"
Scritto da Marco Scolesi   
mercoledý 23 ottobre 2019
PARMA - venerdì 25 ottobre al via la 24a edizione di "Parma Jazz Frontiere", che ha come tema "Antiche presenze futuri misteri". Oltre un mese di programmazione, fino al 2 dicembre, per un festival che, come tradizione, mescola produzione, grandi ospiti e formazione sotto la direzione artistica di Roberto Bonati. Sul palco Arve Henriksen assieme al Trio Mediaeval (25 ottobre, Teatro Farnese), il progetto svevo-giapponese del Trees of Light (27 ottobre, Teatro Farnese), Pedro Melo Alves (batteria), vincitore del premio Giorgio Gaslini 2019, suonerà alla Casa della Musica (7 novembre) insieme al chitarrista Pedro Branco. A seguire il Gabriele Fava Group. Fra i grandi ospiti Tor Yttredal (24 novembre, Voltoni del Guazzatoio) in duo con Roberto Bonati in una nuova produzione e Morten Halle (2 dicembre, Casa della Musica) in trio con Alberto Tacchini e Roberto Bonati. Mario Piacentini (9 novembre, Casa della Musica) regalerà le suggestive note del suo pianoforte proponendo il progetto Kryptikos. Tra le nuove produzioni il nuovissimo solo di Vincenzo Mingiardi: un concerto per chitarra dal suggestivo titolo di "969/019" (23 novembre). Fra i temi ricorrenti del festival anche il rapporto fra musica e spiritualità che quest’anno sarà al centro del repertorio di ispirazione sufi di Kudsi Erguner, uno dei più importanti suonatori di flauto ney, e Pierre Rigopoulos alle percussioni (9 novembre, Casa della Musica). Ampio spazio è dedicato alle nuove generazioni, giovani musicisti,  nati all’interno del festival, che stanno crescendo artisticamente: la nuova produzione di Luca Perciballi, impegnato nel workshop con il Liceo Bertolucci "He do the police in different voices", prezioso momento di formazione che si conclude, come ogni anno, con un concerto (16 novembre, Casa Della Musica), ma anche Andrea Grossi con il suo Blend 3, e il Roberta Baldizzone White Quartet (entrambi il 16 novembre, Casa della Musica). L’appuntamento con la Stanza per Caterina (3 novembre, Casa della Musica) sarà affidato ad Areni Agbabian, pianista, cantante e compositrice americana di origini armena. Non poteva mancare l’appuntamento con Roberto Bonati e la sua Chironomic Orchestra (10 novembre, Voltoni del Guazzatoio) e quello con Cartoons in collaborazione con il Teatro Regio (30 novembre, Ridotto del Teatro Regio). Così come il tradizionale concerto dell’European Academy Ensemble (28 novembre, Casa della Musica) che quest’anno vedrà incontrarsi sul palco gli allievi dell’Academy of Music and Drama di Goteborg, della Faculty of Performing Arts di Stavanger, della Norwegian Academy of Music di Oslo, oltre al Conservatorio di Musica Arrigo Boito di Parma. "Parma Jazz Frontiere" è membro della rete dello Europe Jazz Network, della rete I-Jazz e dell'associazione Remo Gaibazzi.
 
Il Roma Jazz Festival 2019 Ŕ "No borders" con Shepp, Ibrahim, Holland, Towner e Bartz
Scritto da Marco Scolesi   
giovedý 31 ottobre 2019
ROMA - Icone della storia del jazz come Archie Shepp, Abdullah Ibrahim, Dave Holland, Ralph Towner e Gary Bartz ma anche i più interessanti esponenti della nuova scena come Kokoroko, Moonlight Benjamin, Donny Mc Caslin, Maisha e Cory Wong, in grado di far scoprire il jazz alle generazioni più giovani. Le grandi protagoniste femminili come Dianne Reeves e Carmen Souza al fianco dei talenti più recenti come Linda May Han Oh, Elina Duni e Federica Michisanti. Le esplorazioni mediterranee e asiatiche dei Radiodervish, Tigran Hamasyan e dell’ensemble Mare Nostrum con Paolo Fresu, Richard Galliano e Jan Lundgren da un lato e le contaminazioni linguistiche di Luigi Cinque con l’Hypertext Orchestra dall’altro. Il batterista anti Trump Antonio Sanchez e il suo jazz ai tempi del sovranismo e la nostalgia migrante raccontata in musica dalla Big Fat Orchestra. Il tributo a Leonard Bernstein di Gabriele Coen e il pantheon jazz evocato da Roberto Ottaviano. Sono i protagonisti della 43a edizione del Roma Jazz Festival che dall'1 novembre all'1 dicembre animerà la capitale con 21 concerti fra l’Auditorium Parco della Musica, la Casa del Jazz, il Monk e l’Alcazar. "No borders-Migration and integration" è l’attualissimo titolo di questa edizione. Un programma pensato per indagare come oggi la musica jazz, nelle sue ampie articolazioni geografiche e stilistiche, rifletta una irresistibile spinta a combattere vecchie e nuove forme di esclusione.  Nato come risultato-reazione-sintesi di fenomeni drammatici, come la tratta degli schiavi africani nelle Americhe e le conseguenti discriminazioni razziali, il jazz è un linguaggio universale, uno straordinario serbatoio di risposte creative alle domande e alle tensioni continuamente suscitate da tematiche come confini, migrazioni e integrazione, la cui  sempre crescente presenza nel dibattito pubblico ci obbliga a riflettere e a prendere posizione. Fra l’affermazione di una nuova generazione di musiciste che rompono le discriminazioni di genere, le sperimentazioni di inedite ibridazioni dei linguaggi e la riflessione sul dramma delle nuove migrazioni, il messaggio del Roma Jazz Festival 2019 è che possiamo comprendere il concetto di confine solo se accettiamo anche la necessità del suo attraversamento. In linea con il tema, e a completare il programma del festival, l’artista Alfredo Pirri realizzerà un’installazione visitabile dall'1 al 30 novembre che, oltrettutto, ha ispirato il visual del festival. Una struttura dal telaio in ferro e pannelli colorati di plexiglass che dividerà in due la Cavea dell’Auditorium Parco della Musica, epifania del concetto di muro e di confine ma dal senso ribaltato: l’opera di Pirri sarà una barriera luminosa e trasparente, continuamente attraversabile dal pubblico, trasformando il concetto di muro nell’evocazione poetica di un rito di passaggio. Durante il corso del festival, l’installazione sarà elemento attivo di una serie di eventi musicali che la trasformeranno in una vera e propria cassa di risonanza. L’opera rientra nel ciclo "Compagni e Angeli" (parole tratte da un brano dei Radiodervish, gruppo che aprirà il festival, ispirato a una lettera di Antonio Gramsci) che il celebre artista cosentino ha realizzato per Roma, Turi (Bari) e Tirana in Albania nell’ambito di un programma di cooperazione trilaterale fra Italia, Albania e Montenegro. Infine, in occasione del festival, ripartono in Auditorium Parco della Musica le "Lezioni di Jazz" curate da Stefano Zenni. Giunte alla loro ottava edizione, si confermano l’occasione per approfondire il jazz e le sue figure più significative, i capolavori memorabili, gli strumenti, le connessioni con i grandi temi della cultura. Il ciclo di 10 lezioni avrà inizio il 10 novembre con un incontro perfettamente in linea con il tema del 2019: storia e analisi del capolavoro di Charles Mingus "Meditations on integration".
 
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