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Nice Jazz Festival Sessions: Christian Scott live sa coniugare leggerezza e complessità
Scritto da Adriano Ghirardo   
giovedì 16 novembre 2017
NIZZA - Ognuno di noi ha i suoi pregiudizi. Quando leggo le definizioni di “new jazz” o “jazz elettronico” mi metto solitamente sulla difensiva immaginando, come spesso accade, un annacquamento della complessità ritmico-armonica afro-americana in favore di soluzioni più commerciali. Esistono, però, delle eccezioni e, tra di esse, si può annoverare il trombettista Christian Scott, musicista alla perenne ricerca di un jazz che allarghi i propri territori senza snaturarsi. Il concerto tenutosi sabato 11 novembre al Forum Nice Nord, all'interno del Nice Jazz Festival Sessions, ha rafforzato questa impressione andando al di là della qualità musicale prodotta nel cd “Stretch music” e nella recente “Centennial trilogy” dedicata al centenario dalla prima incisione (Original Dixieland Jass Band, 1917). Presentatosi con una formazione differente rispetto a quella annunciata ha eseguito, oltre a brani estratti dai lavori succitati, un paio di classici della storia jazzistica (“Moanin” di Bobby Timmons e il bis costituito da “Straight, no chaser”) dimostrando, insieme ai suoi collaboratori, una perfetta padronanza ed adesione al linguaggio. Il sassofonista Logan Richardson, già apprezzato come leader in “Shift, uno dei migliori cd dello scorso anno, ha retto il palco con un fraseggio torrenziale e personale mentre la sezione ritmica, costituita da Lawrence Fields, Kristopher Funn e Corey Fonville, ha saputo regalare quella alternanza tra possente groove e raffinata improvvisazione. Il leader, oltre a concedere la ribalta anche ai compagni senza monopolizzare gli spazi solistici, ha espresso alcuni concetti di rispetto e comprensione reciproca denunciando la situazione politica del suo paese, invitando le persone alla ricerca dell'empatia col prossimo. In definitiva un concerto completo che ha saputo coniugare leggerezza e complessità come capita al miglior jazz contemporaneo. Note positive giungono anche dal Lynx Trio che ha aperto la serata. Gabriel Gosse (chitarra), Bertrand Beruard (contrabbasso) e Antonin Violot (batteria) non sono il classico guitar trio. Le loro composizioni, cangianti ed imprevedibili, mescolano armonie jazz avanzate e ritmiche rock in maniera personale evitando i clichés stantii di certa fusion. E' semplicemente il jazz del XXI secolo, quello che magari concederà meno alla melodia ma, insieme all'esperienza di Scott e di altri, sarà in grado di regalare ottima musica agli appassionati di oggi e domani. Basta non fossilizzarsi sugli schemi del passato che devono costituire una solida base. Da conoscere, rispettare e superare. Prossimi concerti della rassegna Sylvain Luc il 18 novembre e Guillaume Perret il 30 novembre. Tutta la programmazione al sito www.nicemusiclive.fr.
 

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