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venerdý 03 luglio 2020
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COVID-19: una ripartenza alla francese con il Nice Jazz Summer. Dal 17 al 21 luglio
Scritto da Adriano Ghirardo   
sabato 27 giugno 2020
NIZZA - Spesso si dice, retoricamente, che l'etimologia della parola “crisi” nella Grecia antica aveva in sé anche una accezione positiva nel senso di “opportunità di rinascita”. Se il Covid-19 ha causato l'annullamento di tutte le maggiori rassegne musicali le amministrazioni più lungimiranti ne hanno approfittato per programmare eventi diversi dal solito. A Nizza, al posto dello storico Nice Jazz Festival, si è pensato a valorizzare il notevole patrimonio jazzistico della Costa Azzurra, spesso oscurato dalla presenza di vedettes internazionali. Quindi, nella classica cornice del Theatre de Verdure, si avrà occasione di ascoltare, dal 17 al 21 luglio, il Nice Jazz Summer con alcuni artisti francesi più o meno noti in grado di rappresentare le varie sfaccettature della musica di origine afroamericana. Spiccano ovviamente i nomi di Richard Galliano, a cui viene affidata una “carte blanche” in chiusura di rassegna, i fratelli Belmondo e il trio composto dalla gloria locale André “Dedé” Ceccarelli, il virtuoso della chitarra Sylvain Luc e l'ottimo contrabbassista Thomas Bramerie. Ogni giorno, dalle 18 alle 20, artisti locali offriranno uno spettacolo gratuito itinerante per allietare residenti e turisti in attesa del clou serale.

PROGRAMMA

Venerdì 17 luglio: Liz Mc Comb con l'Orchestra Filarmonica di Nizza diretta dal maestro Gyorgy G. Rath. Sabato 18 luglio: André “Dedé” Ceccarelli Trio. Domenica 19 luglio: Nice Jazz Orchestra diretta da Pierre Bertrand "NJO Funny 60's" con Walter Ricci al canto. Lunedì 20 luglio: Belmondo Quintet. Martedì 21 luglio: "Carta Bianca" a Richard Galliano. I concerti inizieranno alle ore 21. Informazioni e prenotazioni +33(0)497135533.
 
Recensendo [cd]: "Project K" di Jim Snidero
Scritto da Adriano Ghirardo   
domenica 14 giugno 2020
Quando iniziai ad interessarmi alla musica afroamericana (una trentina di anni fa, ahimé) la critica indicava in Jim Snidero e Jerry Bergonzi due dei fiati più interessanti della nuova generazione mainstream. A distanza di decenni possiamo affermare la correttezza di quelle previsioni anche se, complice un atteggiamento poco incline alla spettacolarizzazione e un importante impegno nella didattica, sono più conosciuti nell'ambiente che dal grande pubblico. Per questo progetto dedicato alla Corea Snidero mette in campo un gruppo di stelle: Dave Douglas, Orrin Evans, Linda May Han Oh e Rudy Royston rappresentano una compagine di livello assoluto. A colorare di tinte orientali il combo si aggiunge Do Yeon Kim al gayageum, strumento a corde tipico della zona che Snidero riesce ad integrare in un ambito jazzistico. Perché si tratta di jazz contemporaneo di ottimo livello e non di musica etnica nonostante il leader conosca bene (anche per motivi famigliari) la tradizione sudcoreana. Pagine melodiche come l'iniziale “Han” si alternano alla frenetica “chase” dei fiati su “Dmz” mentre “Seoulful” è una dedica piena di groove alla capitale di un paese sospeso a metà tra la propria storia e la fascinazione per l'Occidente.
 
Recensendo [cd]: "Stuff I heard" di Troy Roberts
Scritto da Adriano Ghirardo   
lunedý 22 giugno 2020
Il trentenne sassofonista australiano, trasferitosi da alcuni anni nella Grande Mela, ha già ampiamente dimostrato la sua padronanza con lo strumento e la tradizione jazzistica. Undici cd pubblicati a suo nome e collaborazioni prestigiose, nel mondo del jazz e della musica nera tout court, ne sono una eloquente prova. Ma in questo “Stuff I heard” va oltre i risultati ottenuti precedenti presentandosi come multistrumentista e arrangiatore. Perché, ad eccezione di Jimmy Mc Bride alla batteria, il leader si occupa delle parti di sassofono (alternandosi tra tenore, soprano e contralto), di contrabbasso e basso elettrico. Le abili sovraincisioni, curate da Dave Darlington, rendono bene il mondo espressivo del sassofonista di Perth che tralascia le sue notevoli doti tecniche privilegiando l'aspetto espressivo. Una summa delle “cose che ha ascoltato” in cui convivono modern mainstream, il groove funky e il gusto per le armonizzazioni a più voci che, talvolta, ricordano gli interventi di una sezione fiati da big band. “Little room”, con una andatura simile ad una fuga in 3/4, apre in maniera brillante il cd seguito dalla blueseggiante “Harry Brown” dedicata al personaggio interpretato da Michael Caine. L'armonizzazione iniziale di “Lifeline” ricorda alcuni lavori solitari di Surman prima di sfociare in una serie di arpeggi ipnotici si cui si innesta un tema complesso ma sempre melodico mentre il lato funky prevale in “Rejekt” con tre tracce di basso elettrico che mostrano la versatilità di Roberts che firma il disco più convincente della sua giovane ma già proficua carriera.
 
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