|
|
|
Recensioni |
|
Recensendo [cd]: "Da Vinci" di Nico Gori e Fred Hersch |
|
|
|
|
Scritto da Adriano Ghirardo
|
|
lunedì 11 giugno 2012 |
|
L’incontro fra il clarinettista italiano ed il pianista statunitense non è da annoverare fra i molti eventi casuali che caratterizzano le produzioni jazzistiche di ogni epoca. Infatti, dopo aver diviso il palco nel 2009 in occasione di una serata al North Sea Jazz Festival in cui Hersch guidava il proprio trio mentre Gori partecipava al progetto “I visionari” di Stefano Bollani, i due musicisti hanno approfondito la loro collaborazione in vari concerti sino a sfociare nell’inevitabile incisione in studio per l’etichetta Bee Jazz. Le coordinate di questo riuscito lavoro sono quelle del jazz bianco mescolate ad un camerismo raffinato dovuto agli studi classici sostenuti dai due musicisti. Il cd viene aperto e chiuso da due noti standards ("Old devil moon" e "Tea for two") che rappresentano la parte più tradizionale seppur rinnovata da un fraseggio contemporaneo. Poi la parte del leone viene fatta dalle composizioni di Hersch che, partendo dalla lezione di Bill Evans, sviluppano un percorso melodico che, talvolta, ricorda alcune collaborazioni di Enrico Pieranunzi e Gabriele Mirabassi. Tra i brani originali del pianista sono da ricordare la classicheggiante title track, l’omaggio ad un altro maestro del jazz bianco Konitz ("Lee’s dream") e “Down home” già incisa in “Alone at the Vanguard” e dedicata a Bill Frisell. Se cercate la sperimentazione di nuovi linguaggi potrete rimanere delusi ma se, come diceva il compianto Massimo Urbani, l’avanguardia ormai sta nei sentimenti questo disco non mancherà di regalarvi momenti di piacevole armonia.
|
|
|
Recensendo [cd]: "Il drago è astratto" di Quilibrì |
|
|
|
|
Scritto da Marco Scolesi
|
|
mercoledì 06 giugno 2012 |
|
Quilibrì è il progetto del sassofonista Andrea "Ayace" Ayassot, che molti conoscono per l'attività che svolge da molti anni all'interno del quartetto di Franco D'Andrea. Nel primo cd "Eco fato", elegante gioco di parole, la band procedeva per sottrazione, con richiami alla natura (in copertina c'era una lumaca, elogio della lentezza) e alla contaminazione. Il riferimento più immediato gli Oregon di Towner-Mc Candless. Ora, per El Gallo Rojo, che praticamente non sbaglia un colpo (il primo invece uscì per la Auand), arriva il secondo cd "Il drago è astratto", altro gioco di parole come peraltro il nome del gruppo. Qui vengono sviluppati i contenuti del primo cd, all'epoca in fase embrionale. La band, quindi, riesce nell'intento di trovare una strada personale, prendendo in qualche modo le distanze dal gruppo statunitense. Un lavoro ben congegnato e maturo con Ayassot nelle vesti di leader. Non a caso "Ayace" firma tutte le otto tracce e svetta con il suo soprano. Gli altri membri sono Karsten Lipp alle chitarre, Andrea Bozzetto al pianoforte e tastiere, Stefano Risso al contrabbasso, Adriano De Micco e Luca Spena alle percussioni. Ayassot ha un suono asciutto e astratto, anche se non mancano le aperture liriche e comunicative. Tutti i musicisti coinvolti, comunque, sono ben sintonizzati sul progetto. Un disco non certo agevole ma in grado di regalare emozioni. La complessa discrezione di Ayassot al servizio del jazz. Anche il maestro D'Andrea ne sa qualcosa.
|
|
|
Recensendo [cd]: "From time to time" di Emanuele Maniscalco |
|
|
|
|
Scritto da Marco Scolesi
|
|
martedì 05 giugno 2012 |
|
Emanuele Maniscalco, classe 1983, bresciano, è noto come batterista. Eppure da sempre suona il pianoforte anche se come pianista non aveva mai inciso nulla a suo nome ("Slow Band" era un lavoro di gruppo). Ora arriva, per El Gallo Rojo, "From time to time", esordio pianistico ed omaggio alla musica dell'immenso Paul Motian. Un cd davvero sorprendente, ispirato e intenso. "Ho smesso di studiare la batteria da qualche tempo - ha dichiarato Maniscalco - e adesso anche con il pianoforte ho un ritmo di lavoro molto meno ansioso rispetto a due o tre anni fa, in cui cercavo di imparare nel più breve tempo possibile, sentendomi in difetto specie con la musica classica. Ora studio soltanto quando ne ho voglia, senza pressioni. Poche settimane fa mi trovavo in studio con il quartetto From time to time: abbiamo passato due bellissime giornate a suonare quelle meravigliose musiche di Paul Motian, compositore pressoché ignorato dai jazzisti. Ho sempre pensato che il pianoforte mi avesse aiutato a suonare la batteria. Ora invece posso dire che è stato un batterista a farmi capire molto di più il pianoforte". Nel cd suonano, oltre al leader al pianoforte, il fondamentale Francesco Bigoni al sax tenore, Giulio Corini al contrabbasso e Nelide Bandello alla batteria. Interplay perfetto in un'atmosfera malinconica, densa e pensosa. Album non facile, che merita molti ascolti, con sette tracce in totale, sei di Motian, e una, "Ombrelini", firmata a quattro mani dai componenti del quartetto. Più che un omaggio, un manifesto per il jazz italiano contemporaneo. Ora aspettiamo un piano solo, sogno nel cassetto di Maniscalco.
|
|
|
Recensendo [cd]: "Within a song" di John Abercrombie |
|
|
|
|
Scritto da Adriano Ghirardo
|
|
lunedì 04 giugno 2012 |
|
Il sessantottenne chitarrista statunitense John Abercrombie, pur essendo uno dei maestri contemporanei delle sei corde, non ha mai ottenuto il successo commerciale dei coevi Scofield o Metheny. Ciò va ascritto alle sue scelte stilistiche rigorose e ad una musicalità lontana dai fragori virtuosistici rincorsi da molti colleghi. Alla guida di un quartetto di stelle di prima grandezza quali Joe Lovano al sax, Drew Gress al contrabbasso e Joey Baron alla batteria rievoca in questo ottimo cd l’età dell’oro del jazz moderno riproponendo composizioni e standards legati soprattutto agli anni 60 del secolo scorso. Il riferimento chitarristico obbligato è quello di Jim Hall qui omaggiato sia nella evansiana “Interplay” che in “Where are you” e “Within a song” (parafrasi del celebre standard “Without a song”) tratte dal repertorio rollinsiano del 1964 quando Hall prestò la sua sapienza armonico-melodica alle torrenziali improvvisazioni del Saxophone Colossus. Ma le suggestioni storiche non si fermano qui: omaggi a Miles ("Flamenco sketches"), Coltrane ("Wise one") ed Ornette ("Blues connotation") si alternano alle malinconiche composizioni del leader tra cui segnaliamo il 3/4 di "Easy reader". Chi pensasse ad una reunion sul filo della nostalgia e della ripetizione di clichés classici non conosce la statura dei musicisti coinvolti: pur nel rispetto della tradizione il gruppo riesce ad apportare sempre nuova linfa, idee innovative e personalità regalando una lezione di classe e stile.
|
|
| << Inizio < Prec. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 Pross. > Fine >>
| | Risultati 46 - 50 di 217 |
|
|
|